Pubblicato in: Giornalismo

Epilessia


 

 

Finalmente un non-luogo dove poterne parlare con assoluta tranquillità. Chi affetto da epilessia sa bene cosa significa doverlo dichiarare sul luogo di lavoro, a scuola, ai nuovi amici…

Per la verità l’epilessia si caratterizza in diverse forme e ognuna è, a modo suo, invalidante. La cosa più difficile però, non è curare le persone affette da epilessia (ormai, se presa in tempo, si guarisce nel 75% dei casi), ma coloro che non ne sono affette e che sono piene di pregiudizi. Io, come tutti coloro che vivono questa condizione, sono stata fatta oggetto spesso – anche da persone culturalmente preparate – di discriminazioni. Difatto, la sensazione più brutta dopo la crisi è l’atteggiamento delle persone che ti stanno attorno: si va dalla paura, all’indifferenza, passando per la diffidenza.

Giusto lo scorso anno mi è accaduto un fatto che ha anche un lato “divertente”. Uscendo dallo studio del medico, ormai per strada, mi viene una crisi. Non si ferma nessuno, naturalmente… ma una signora – a distanza di circa una decina di metri – vista la scena (assenza, cado in ginocchio, passa qualche secondo e mi riprendo) mi chiede, con voce un po’ impaurita…”Ha bisogno?”… E io – che comunque anche in queste situazioni ormai ho raggiunto una certa dose di sarcasmo – “No, si figuri”. Naturalmente la frase che mi è venuta in mente era “No, si figuri…passo qua tutti i pomeriggi…”.

Pubblicato in: Giornalismo

Epilessia



Finalmente un non-luogo dove poterne parlare con assoluta tranquillità. Chi affetto da epilessia sa bene cosa significa doverlo dichiarare sul luogo di lavoro, a scuola, ai nuovi amici…Per la verità l’epilessia si caratterizza in diverse forme e ognuna è, a modo suo, invalidante. La cosa più difficile però, non è curare le persone affette da epilessia (ormai, se presa in tempo, si guarisce nel 75% dei casi), ma coloro che non ne sono affette e che sono piene di pregiudizi. Io, come tutti coloro che vivono questa condizione, sono stata fatta oggetto spesso – anche da persone culturalmente preparate – di discriminazioni. Difatto, la sensazione più brutta dopo la crisi è l’atteggiamento delle persone che ti stanno attorno: si va dalla paura, all’indifferenza, passando per la diffidenza. Giusto lo scorso anno mi è accaduto un fatto che ha anche un lato “divertente”. Uscendo dallo studio del medico, ormai per strada, mi viene una crisi. Non si ferma nessuno, naturalmente…ma una signora – a distanza di circa una decina di metri – vista la scena (assenza, cado in ginocchio, passa qualche secondo e mi riprendo) mi chiede, con voce un po’ impaurita…”Ha bisogno?”…E io – che comunque anche in queste situazioni ormai ho raggiunto una certa dose di sarcasmo – “No, si figuri”. Naturalmente la frase che mi è venuta in mente era “No, si figuri…passo qua tutti i pomeriggi…”.