Pubblicato in: 24 febbraio 2016, Alfredo Stallone, amicizia, Austria, caffè, calcio, CISL, Correttezza, Cultura, Donne, Epilessia, facebook, Fantascienza, Fotografia, giornalismo, mamma, Massoneria, Media, Milano, Onestà, Purple Day, Sindacati, Sindacato, Sinistra, Sveva Stallone, viaggi, Viaggi, World Epilepsy Day

Avrei sogni da sognare migliori di questo


Un post che vuole ricordare a me e a voi che non è necessario dire sempre la verità, anzi. Spesso, quando le persone vi chiedono come state non vogliono DAVVERO saperlo, vogliono solo sentirsi rispondere un più rassicurante e meno profondo “bene, grazie. E tu?”.

Ma è una forma di cortesia, non gliene frega nulla di saperlo: prima di arrivarci a brutto muso, come la sottoscritta, ve lo dico.

A me è capitato ieri l’altro, ma me lo hanno dovuto proprio dire papale papale: “Non voglio chiederti come stai, tu stai male davvero e sempre”.

Ok, capisco… (ma anche no. Perché devo sempre capire io? Sono la meno sveglia, per qualche giorno voi NORMALI comportatevi come tali e FATE quelli che CAPISCONO PRIMA!)

Mi sono concretamente rotta i cabasisi: di essere trattata male dai clienti sul lavoro, di andare a lavoro anche quando sto male (siamo sotto col personale e quando manca qualcuno si sente), di esprimere un parere e vedere la guerra sui social perché “gli / le hai rotto il giochino”.

Più informati, più umili anche… sarebbe carino a volte. Ma probabilmente penso a un mondo che esiste solo nella mia testa. Oh, non è che sta roba che prendo per le due epilessie a lungo andare sta diventando allucinogena? No, perché se così fosse di sogni da sognare ne avrei di migliori.

Sveva Stallone

Pubblicato in: Giornalismo

8 marzo: davvero era il “nostro” sciopero? 


Cos’è cambiato a due giorni dall’evento del world pink strike? Cosa? Siamo più pagate, consapevoli, organizzate, incavolate, meno sfruttate, è sparito il tetto di cristallo, sappiamo di nuovo tornare nelle piazze?

Fico.

Io e altre, però, nella giornata della Festa della Donna, dello Sciopero Mondiale in Rosa, del 20% nelle strade… Io e altre eravamo sul luogo di lavoro. Per forza, signore mie, perché anche se in un sindacato, le nostre agende per ricevere il pubblico son rimaste aperte. 

Per forza e anche con estremo disagio. Sul monopattino, non senza problemi (ché Milano non ha piste ciclabili dappertutto e da casa mia a lavoro ci sono 4.4 km, con una pavimentazione che lascia a desiderare in periferia).

Così se veramente avessimo voluto fare tutte sciopero, i nostri datori siano aziende, siano sindacati, uomini e donne tutti, avrebbero dovuto chiudere per una intera giornata dando a tutte/ i noi la possibilità di partecipare alle manifestazioni (due a Milano, di cui una al mattino e una la sera) o aderire allo sciopero o tutte e due le cose (che una non si tira dietro l’altra per forza di cose).

In alternativa, per ogni posto ricoperto da una donna, si doveva mettere a lavorare un uomo, un suo collega. Con la stessa paga della donna intendiamoci: così forse si iniziava a capire qualcosa di più, almeno in merito di discriminazione contrattuale.

Mi chiedo di nuovo: davvero era il “nostro” sciopero? E … Quale festa?

Per dovere di cronaca: son caduta una volta sola al ritorno, ma c’entra di più la pavimentazione astratta alla Picasso di alcuni marciapiedi dietro Buenos Aires, che altro. Le botte son poche e si riassorbiranno presto.

Punto.

Sveva Stallone