Scusa, hai un euro?


- IL C O R R I E R E della S V E V A -- Un altro punto di vista

Da non crederci, anche qui a Chatillon ci sono persone che fanno fatica a tirare a fine mese. Una ragazza mi ha fermata stamattina chiedendomi un euro per un caffè, dicendomi che non ha ricevuto lo stipendio.

In Italia non bastano mai…

Ne avevo due e glieli ho dati, almeno fa colazione. Riflettendo: era vestita bene, begli orecchini, bel trucco. Bella borsa anche… Sembrava me, nelle cui condizioni mi sono trovata diverse volte: completamente senza soldi per tirare avanti fino a fine mese.

Ora si può sempre chiedere: “ma i tuoi due euro le possono cambiare la giornata?” Me lo chiedo quando lascio dei soldi a qualcuno e la risposta è “magari no”, però al momento può entrare in un bar e bere qualcosa di caldo.

Potevo fare qualcosa di più? Può darsi: fermarmi e parlarle più a lungo, cercare di capire come aiutarla al meglio, accompagnarla da qualche parte…

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Pubblicato in: Giornalismo

Comune mortale


Sono passati tre anni, ma quello che è successo rinnova ogni volta il dolore: sempre più profondamente. Non scuserò mai il Comune di Milano per come ha trattato la mia mamma fino all’ultimo momento. Sarò sempre debitrice a chi mi è stato vicino (all’epoca il mio fidanzato scese da Bormio, dove teneva una conferenza, per starmi vicino fino all’ultimo, perché non ragionavo più). Continuerò a ripubblicare questo post finché la mia indignazione si sarà spenta. Ciao, mamma.

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image Mamma

Duemilasedici, febbraio, 24. Mamma colpita da un ictus molto forte, muore: due giorni di sofferenza, un secondo di respiro e il nulla.

Ma è mamma, la mia. E come tutte le figlie che si rispettano vengo colta prima da un senso di stranezza, poi da una serie di domande che partono da: “E ora che faccio?” e – di conseguenza – da reazioni: il 25 mi rivolgo al Comune di Milano, che mi dicono sia meno caro rispetto alle Agenzie e che aiuta in questo momento con un ufficio apposito chi – come me – si trova senza poter assicurare un degno funerale alla sua genitrice.

Mi reco alla stanza 115, una gentile funzionaria mi riceve e dopo avermi detto che il Comune fa un funerale calmierato ai prezzi di mercato, spara la cifra: MILLEOTTOCENTO EURO. Cash, sull’unghia. Niente assegni o bonifici.

“Milleottocento – continua la funzionaria -. Ci…

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L’ultima della famiglia di origine


Sono rimasta la sola della mia famiglia di origine. Piano piano, chi più chi meno rumorosamente, se ne sono andati tutti. Spariti nel tempo, svaniti. Con violenza, dormendo, volontariamente, per malattia, dall’oggi al domani. Ho sempre pensato che la vita fosse questa: violenta, spaventosa, che nascondesse le persone, che le portasse via.

Oggi è il compleanno di mio fratello Fabrizio: sono anni che non so dov’è e quando è morta mia madre tre anni fa a febbraio, sapevo che l’unico suo desiderio era rivederlo un’ultima volta. Quando è stato il momento del funerale al Comune di Milano mi hanno detto che Faby aveva fatto perdere le tracce da Bologna e che nessuno sapeva dov’era andato.

Svanito nel nulla. Le persone cui voglio bene svaniscono, muoiono, mi vengono portate via. Ora sono rimasta l’ultima della mia famiglia di origine: papà, mamma, Nico, Faby, nonna. Cancellati dalla mia esistenza e condannati a essere costantemente ricordati con dolore. Ho dei buchi che non si chiuderanno mai nella mia testa, ho delle lacrime che continueranno a scendere e bagnare i miei occhi, dei dolori così forti da non poter essere descritti e che ostinatamente cerco di tirar fuori.

Oggi dovrebbe essere una giornata felice. Fratello, non so dove sei, se ci sei ancora, se per puro caso riuscirai a leggere questo post. Sono stanca di essere “la dura” di famiglia. Sarebbe ora che tu venissi a sorreggere un po’ del mio dolore, come solo i fratelli sanno fare.

Sveva Stallone