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Piccoli pezzi di felicità: essere Zen, scoprirlo dopo


dscf3617Cari svevanettiani è passato un altro dannatissimo anno, ma quello che si è appena concluso col mio compleanno ieri, mi ha fatto comprendere che in fondo sono *Zen*, ma non l’ho mai saputo.

A Milano viaggiavo alla velocità della luce per fare cose – comprimendo la giornata perché le ore non bastavano mai. Qui a Châtillon le ore sono interminabili e mi accorgo che faccio sempre le cose alla stessa velocità, in modo più tranquillo però o – se volete – Zen.

Più vado avanti, più muri che si innalzano si valicano con maggiore semplicità. Prendiamo il lavoro: non c’è, ma non mi arrendo, una giornalista seria e disposta a iniziare nuovamente dalla gavetta prima o poi un lavoro lo trova.

Inutile girarci intorno: i professionisti da queste parti della Galassia sono poco richiesti perché bisognerebbe avere delle “conoscenze” per lavorare e prendere 2,50 euro al pezzo o al massimo 12 euro (quando va bene). All’ultimo corso di aggiornamento alcuni colleghi hanno fatto “outing” dicendo “sì, sono un giornalista, ma faccio altro. Non posso permettermi di guadagnare con 12 euro al pezzo (e se va bene il pagamento a 90 giorni)”.

Ecco, qui siamo messi così e le storie personali di fallimenti non si contano: per questo rimanere – o ritrovarsi – Zen è importante. Ma lo sai solo quando ci arrivi, ne prendi coscienza o ti svegli con un mal di testa allucinante e dopo un po’ di crisi per una notte insonne.

Arrendersi mai. Fate sempre i bambini kattivi, da qualche parte porterà.

sV3vA

ps: post dedicato alla mia famiglia, una banda di “arresi mai”, che ora mi protegge da chissà dove.

 

Autore:

SVEVA è arrivata anche qui... c'era da immaginarselo. Intanto, la frase che meglio la descrive è: "Quando faccio la brava sono molto brava, quando faccio la cattiva sono meglio". (Mae West)

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