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Giornalisti e app: Sutor, ne ultra crepidam!


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Diciamola tutta: questo post nasce sull’onda dell’emotività, scaturita dalla lettura del post scritto da un amico su Facebook.

Questo amico sa ciò che dice quando parla di ICT (Information and Communication Technology, privacy, app e quant’altro) e il suo appello “Giornalisti che scrivono di app”, mi ha fatto sia arrabbiare (perché sono una giornalista che nasce e si sviluppa nel mondo dell’informatica e di app ne sa giusto giusto qualcosina), sia riflettere. Perché il mio amico ha ragione da vendere: ci sono colleghi che devono NECESSARIAMENTE scrivere di ciò che non conoscono per via della famosa app IMMUNI, riempiendo pagine di giornale, magari leggendo i comunicati di cui capiscono il 40%, perché non hanno le necessarie conoscenze.

Qui – gli ormai famosi “giornalisti di serie b” (eravamo denominati così una volta, noi che non si scriveva per i quotidiani, ma solo per settimanali o mensili di informatica) dovrebbero essere rivalutati e assunti almeno come consulenti dai quotidiani.

Non succederà mai, dato che per primi gli editori  assumono pochi collaboratori esterni per evitare spese, ma dovrebbero cercare di capire – come si dice a Milano – “Ofelè fa el to mesté!” (“Pasticcere fai il tuo mestiere” si dice ancora adesso a chi s’improvvisa esperto e cerca di fare ciò che non è nelle sue corde). Facendo fare – invece – il mestiere di altri a chi non ne è capace, escono per forza pezzi che parlano di informatica e privacy in modo non accurato.

Qui noi ex “giornalisti di serie b” faremmo davvero comodo a volte. A volte, eh?

 

Sveva Stallone

 

 

Autore:

SVEVA è arrivata anche qui... c'era da immaginarselo. Intanto, la frase che meglio la descrive è: "Quando faccio la brava sono molto brava, quando faccio la cattiva sono meglio". (Mae West)