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RECENSIONE: “Storia dell’industria radio italiana e dei radioamatori”


La copertina del libro scritto da Carlo Bramanti

È da qualche tempo che non scrivo la recensione per un libro che mi ha particolarmente colpito ed eccomi.

Il regalo (uno dei tanti) che mi è arrivato per natale è proprio questo piccolo volume, venuto fuori tra quattro chiacchiere di un collega radioamatore che ha un bel canale su Youtube, IU2IKE RADIO.

Le idee di cui parla il video: “10 regali di natale da fare a un radioamatore” partivano tra la meno costosa (tra le quali il libro) e le più costose (manco a dirlo delle radio: su due ci ho lasciato gli occhi e ho sognato, ma lì bisogna avere altre antenne e probabilmente vicini che non hanno paura né del 5 G né dei radioamatori).

Il retro di copertina del volume di Bramanti edito dalla libri SANDIT

Anyway, bando alle ciance e partiamo con la recensione:

L’idea di base è quella che la storia dell’Industria radio italiana sia trattata solo in parte dalla stampa recente quanto quella di noi radioamatori e quindi vada approfondita, è bella e da qui parte il libro. Carlo Bramanti, l’autore, sceglie di far parlare dall’inizio del volume (142 pagine per 13,90 euro, libri SANDT editore) proprio tutti i ritagli di stampa trovata sia sull’Industria radio, sia sui radioamatori.

Il libro per chi si appassiona all’argomento e non conosce alcuni retroscena su Guglielmo Marconi e il suo monopolio – per esempio – o sulla pletora di costruttori italiani di radio o dei nomi delle varie linee o delle tecnologie, è affascinante e attira lettrici e lettori, ma contiene – ahimè – qualche pecca. La prima è quella di mettere tutte le note importanti a rimando come appendici al termine del volume col risultato che finito di leggere un capitolo ci si deve recare alla fine del libro per poi passare al successivo capitolo. Il che non consente fluidità nella lettura (non parlo delle fotocopie, ma delle note vere e proprie). Si potrebbe scegliere di leggere le appendici alla fine, ma anche qui si perderebbe il filo.

La seconda pecca – purtroppo non meno importante – è che sembra che il libro non abbia visto un correttore di bozze: è pieno di errori grossolani, refusi, doppi e tripli spazi, punteggiatura casuale. Lasciatemi dire che un libro così già affascinante per la propria natura viene quasi soffocato da questa mancanza di cura.

Spiace vedere come certe piccole opere – che meriterebbero ben altre attenzioni, vengano quasi lasciate al caso.

Alla fine il mio consiglio è di acquistarlo se siete interessate /i all’argomento radio o anche al “chi – faceva – cosa”, prima, durante e dopo le due Guerre. Leggere è fondamentale e si impara comunque qualcosa: sempre se da un libro che vuol raccontar di tecnica vogliate imparare solo la tecnica.

Sveva Stallone

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