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Presidente Vladimir Putin attento all’influenza e al tè


Per quanto potere possa avere un uomo, presidente Vladimir Putin, si ricordi che nella sua amata (?) Russia sono molti i modi in cui dittatori e zar, vengono messi da parte – diciamo così.

SI RICORDA COM’È MORTO STALIN?

Si ricorda di Iosif Vissarionovič Džugašvili, detto Stalin? L’uomo cosiddetto “d’acciaio”, (perlomeno nella sua testa) nella notte dell’1 marzo 1953 nella dacia di Kuncevo, rimase vittima di un’emorragia cerebrale e per diverse ore non gli venne prestata alcuna assistenza medica.

Peraltro era difficile farlo: Stalin stesso aveva già fatto arrestare diversi medici per presunti avvelenamenti (era un tantinello paranoico), facendoli deportare, quindi nessuno dei suoi più stretti collaboratori si sarebbe preso la responsabilità di chiamare un medico qualsiasi per farlo intervenire anche in questa occasione. Questo bastò per mandarlo a fare parte della Storia in modo definitivo.

Dovete avere una vita molto triste e solitaria, voi dittatori del menga: non potete avere amici veri perché alla fine non vi fidate di alcuno, non potete amare davvero, perché non sapete se siete realmente ricambiati, sapete di sicuro che le persone che vi circondano e vi temono un domani faranno di tutto per scavalcarvi e prendere il vostro posto. Una vita così non la vorrei per tutto l’oro del mondo. Lei poi deve vivere nella costante paura di essere fregato da tutti. E di morire. Che tristezza.

INFLUENZA E TÈ AL POLONIO

Tornando a bomba, nella sua Russia, signor Putin, vive ancora una sorta di *influenza* ante COVID-19, che tutti coloro che sono stati al potere prima di lei, hanno contratto. È una forma resistente agli anni: non c’è vaccino che tenga.

Passando al tè, stia attento: se fuori fa molto freddo e glielo offrono al polonio invece che al limone, non lo beva. È vero che scalda, ma lo fa per sempre.

Un’ultima cosa: in questi giorni in cui si susseguono molte notizie da diverse fonti noi giornalisti stiamo più attenti che mai, ma nessuno come chi è freelance e non ha servizi da presentare a qualche network o giornale, può lasciarsi andare a pensieri più personali – ogni tanto.

POVERO CANARINO NELLA GABBIA DORATA

Stamattina pensavo che lei mi ricorda un canarino di quelli nati in cattività, che mai hanno visto l’esterno se non attraverso una bella e grande gabbia dorata. Anche se le aprissero la porticina della sua voliera, lei non uscirebbe all’esterno. L’unica cosa che riuscirebbe a farla uscire sarebbe la mano del suo padrone, che ha sempre visto, perché le fornisce da mangiare, da bere, le cambia la sabbietta… Ecco, un giorno vedrà quella mano entrare nella gabbia e prenderle le zampine, ma non sono sicura che le piacerà.

Sveva Stallone, giornalista (in vena di pensieri personali)

Sono fuori dal tunnel (della ricerca della nuova terapia)


Bene, finalmente è arrivato il momento del fatidico annuncio. Era tanto che volevo dirvelo: praticamente tra trasloco in Emilia – Romagna, arrivo del Covid-19, ricerca di un nuovo medico, ricerca di una struttura per la cura delle Epilessie… Ci ho messo tre anni.

QUINDI? NO CITTÀ, NO CURE?

Certo, non sono andata a vivere in una grande città, certo… Mi è toccato un paesino di montagna, ma non pensavo che questo volesse dire essere praticamente ignorata dal sistema sanitario regionale.

Lo stesso sistema che qui viene tanto decantato, quello che la prima volta che incontri uno specialista, la prima domanda che ti senti fare è “Ma lei ha pagato? Non vedo la sua fattura” (mi spiace signor medico, io “fotografo” le parole).

È LA LOMBARDIA IL VERO FARO DELLA SANITÀ ITALIANA

In Lombardia, la prima volta che incontravi uno specialista, questo ti chiedeva come stavi e come mai eri capitata in quella struttura. La Lombardia è il vero faro della sanità italiana, non l’Emilia – Romagna. Qui molte persone – politici in primis – si riempiono la bocca di belle parole, ma ai fatti quando sei sul territorio e quel territorio non sono le città, la musica è completamente diversa.

Vediamo solo come ogni volta in questo piccolo paese devo procurarmi la terapia: una storia con un finale diverso, cada veces. E mi tremano i polsi ora che dovrò comunicare loro l’inserimento di una nuova medicina.

Domani inizierò a prendere la medicina, che farà parte della nuova terapia, sperando naturalmente che vada tutto per il meglio. Per i prossimi due anni.

Sveva Stallone,

giornalista con epilessia

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Un viaggio, non importa dove


Ci stiamo recando a Bologna, mio marito e io. Cammineremo un po’ nella città rossa di tetti, sotto portici bellissimi, dopo aver preso il treno.

Un treno Tper

Torneremo col treno. Mascherina, distanziamento, Greenpass rafforzato, tutto in regola.

Sarà una giornata diversa dalle altre. Amo Bologna, che come Milano è una grande città. E si fa desiderare.

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