26 marzo: è stato il PurpleDay in tutto il mondo


Abbiamo scelto un bel colore per descrivere come ci si sente in quei momenti, dove tutto non è sotto il nostro controllo. Il PurpleDay ricorre ogni 26 marzo in tutto il mondo e ogni anno si prefigge di informare sempre più persone su queste patologie.

Le forme riconosciute delle epilessie sono quasi 40, affliggono dall’età infantile a quella adulta e vi sono forme di epilessia che sono farmaco resistenti e si portano avanti tutta la vita.

La persona adulta afflitta da una o più forme di epilessia riesce, quando sotto il controllo farmacologico, a condurre una vita pressoché normale mentre si sente invece più invalidata per l’ignoranza che circonda queste patologie e la paura — che ha la maggior parte della gente — di vedere qualcuno che perde letteralmente il controllo di qualche parte o del tutto di sé.

Il consiglio, da persona affetta da epilessie, è di informarsi sempre. Qui i due link preferiti per una maggiore comprensione del fenomeno: perdere qualche minuto di lettura vi aiuterà a comprendere una patologia della quale aver timore è assurdo nel 2022.

Aice

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Presidente Vladimir Putin attento all’influenza e al tè


Per quanto potere possa avere un uomo, presidente Vladimir Putin, si ricordi che nella sua amata (?) Russia sono molti i modi in cui dittatori e zar, vengono messi da parte – diciamo così.

SI RICORDA COM’È MORTO STALIN?

Si ricorda di Iosif Vissarionovič Džugašvili, detto Stalin? L’uomo cosiddetto “d’acciaio”, (perlomeno nella sua testa) nella notte dell’1 marzo 1953 nella dacia di Kuncevo, rimase vittima di un’emorragia cerebrale e per diverse ore non gli venne prestata alcuna assistenza medica.

Peraltro era difficile farlo: Stalin stesso aveva già fatto arrestare diversi medici per presunti avvelenamenti (era un tantinello paranoico), facendoli deportare, quindi nessuno dei suoi più stretti collaboratori si sarebbe preso la responsabilità di chiamare un medico qualsiasi per farlo intervenire anche in questa occasione. Questo bastò per mandarlo a fare parte della Storia in modo definitivo.

Dovete avere una vita molto triste e solitaria, voi dittatori del menga: non potete avere amici veri perché alla fine non vi fidate di alcuno, non potete amare davvero, perché non sapete se siete realmente ricambiati, sapete di sicuro che le persone che vi circondano e vi temono un domani faranno di tutto per scavalcarvi e prendere il vostro posto. Una vita così non la vorrei per tutto l’oro del mondo. Lei poi deve vivere nella costante paura di essere fregato da tutti. E di morire. Che tristezza.

INFLUENZA E TÈ AL POLONIO

Tornando a bomba, nella sua Russia, signor Putin, vive ancora una sorta di *influenza* ante COVID-19, che tutti coloro che sono stati al potere prima di lei, hanno contratto. È una forma resistente agli anni: non c’è vaccino che tenga.

Passando al tè, stia attento: se fuori fa molto freddo e glielo offrono al polonio invece che al limone, non lo beva. È vero che scalda, ma lo fa per sempre.

Un’ultima cosa: in questi giorni in cui si susseguono molte notizie da diverse fonti noi giornalisti stiamo più attenti che mai, ma nessuno come chi è freelance e non ha servizi da presentare a qualche network o giornale, può lasciarsi andare a pensieri più personali – ogni tanto.

POVERO CANARINO NELLA GABBIA DORATA

Stamattina pensavo che lei mi ricorda un canarino di quelli nati in cattività, che mai hanno visto l’esterno se non attraverso una bella e grande gabbia dorata. Anche se le aprissero la porticina della sua voliera, lei non uscirebbe all’esterno. L’unica cosa che riuscirebbe a farla uscire sarebbe la mano del suo padrone, che ha sempre visto, perché le fornisce da mangiare, da bere, le cambia la sabbietta… Ecco, un giorno vedrà quella mano entrare nella gabbia e prenderle le zampine, ma non sono sicura che le piacerà.

Sveva Stallone, giornalista (in vena di pensieri personali)

Giornalisti e app: Sutor, ne ultra crepidam!


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Diciamola tutta: questo post nasce sull’onda dell’emotività, scaturita dalla lettura del post scritto da un amico su Facebook.

Questo amico sa ciò che dice quando parla di ICT (Information and Communication Technology, privacy, app e quant’altro) e il suo appello “Giornalisti che scrivono di app”, mi ha fatto sia arrabbiare (perché sono una giornalista che nasce e si sviluppa nel mondo dell’informatica e di app ne sa giusto giusto qualcosina), sia riflettere. Perché il mio amico ha ragione da vendere: ci sono colleghi che devono NECESSARIAMENTE scrivere di ciò che non conoscono per via della famosa app IMMUNI, riempiendo pagine di giornale, magari leggendo i comunicati di cui capiscono il 40%, perché non hanno le necessarie conoscenze.

Qui – gli ormai famosi “giornalisti di serie b” (eravamo denominati così una volta, noi che non si scriveva per i quotidiani, ma solo per settimanali o mensili di informatica) dovrebbero essere rivalutati e assunti almeno come consulenti dai quotidiani.

Non succederà mai, dato che per primi gli editori  assumono pochi collaboratori esterni per evitare spese, ma dovrebbero cercare di capire – come si dice a Milano – “Ofelè fa el to mesté!” (“Pasticcere fai il tuo mestiere” si dice ancora adesso a chi s’improvvisa esperto e cerca di fare ciò che non è nelle sue corde). Facendo fare – invece – il mestiere di altri a chi non ne è capace, escono per forza pezzi che parlano di informatica e privacy in modo non accurato.

Qui noi ex “giornalisti di serie b” faremmo davvero comodo a volte. A volte, eh?

 

Sveva Stallone