ISS HD Live: un’ancora di salvezza nel caos del mondo


Ripropongo un post spaziale, perché alcune cose vengono ignorate, ma sarebbe opportuno dare un’occhiata più approfondita alle medesime. Lo spazio non attira solo me, è fonte di bellezza e serenità e fa davvero pensare alla piccolezza dell’essere umano.

La Stazione Spaziale Internazionale ripresa da una delle fotocamere interne. Fino alla penultima immagine sta per entrare (-4 minuti) nella zona del tramonto della Terra. Poi ci vorranno 38 minuti per uscire “a rivedere le stelle”.

I riflessi che notate soprattutto nelle ultime immagini mostrano l’obbiettivo della fotocamera.

Si nota qualche scritta (Leica)… Osservare lo Spazio è qualcosa di indescrivibile. Poterlo fare con una app non ha prezzo, soprattutto in momenti “no”. Fa comprendere quanto davvero piccoli siano i problemi, visti da un’altra prospettiva.

Ora godetevi questo piccolo giro all’interno della ISS, come se guardaste fuori. E provate a pensare… “Ma che me la prendo a fare?”

Sv.S.

L’ultima della famiglia di origine


Sono rimasta la sola della mia famiglia di origine. Piano piano, chi più chi meno rumorosamente, se ne sono andati tutti. Spariti nel tempo, svaniti. Con violenza, dormendo, volontariamente, per malattia, dall’oggi al domani. Ho sempre pensato che la vita fosse questa: violenta, spaventosa, che nascondesse le persone, che le portasse via.

Oggi è il compleanno di mio fratello Fabrizio: sono anni che non so dov’è e quando è morta mia madre tre anni fa a febbraio, sapevo che l’unico suo desiderio era rivederlo un’ultima volta. Quando è stato il momento del funerale al Comune di Milano mi hanno detto che Faby aveva fatto perdere le tracce da Bologna e che nessuno sapeva dov’era andato.

Svanito nel nulla. Le persone cui voglio bene svaniscono, muoiono, mi vengono portate via. Ora sono rimasta l’ultima della mia famiglia di origine: papà, mamma, Nico, Faby, nonna. Cancellati dalla mia esistenza e condannati a essere costantemente ricordati con dolore. Ho dei buchi che non si chiuderanno mai nella mia testa, ho delle lacrime che continueranno a scendere e bagnare i miei occhi, dei dolori così forti da non poter essere descritti e che ostinatamente cerco di tirar fuori.

Oggi dovrebbe essere una giornata felice. Fratello, non so dove sei, se ci sei ancora, se per puro caso riuscirai a leggere questo post. Sono stanca di essere “la dura” di famiglia. Sarebbe ora che tu venissi a sorreggere un po’ del mio dolore, come solo i fratelli sanno fare.

Sveva Stallone

I 70 anni della Dichiarazione universale dei diritti umani


Eleanor Roosevelt con la prima copia della Dichiarazione universale dei diritti umani

La Dichiarazione universale dei diritti umani compie 70 anni oggi.

“E chissenefrega” direte voi. Infatti, è proprio così: un chi se ne frega dopo l’altro, siamo tornati indietro ai tempi del razzismo dove non tutti gli uomini (e le donne) nascevano uguali con gli stessi diritti, per lo studio, lo sviluppo nella società, le cure e ancora la diversità di genere (questo è un punto in Italia di fatto irraggiungibile).

«Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.»

(Il primo articolo della Dichiarazione)

A parole l’essere umano è bravissimo: fa dichiarazioni da brivido, dopo le guerre, le stragi, le disgrazie più o meno naturali.

A parole.

L’applicazione delle stesse poi non trova mai terreno fertile. Riusciamo a dire cose bellissime e nello stesso tempo a non farle, perché sono talmente belle da risultare utopiche.

Viviamo nel mondo di pongo della fantasia: qualcuno ci ha provato anche con la “non politica”, quella cosa che doveva portare case di vetro laddove c’erano la gestione della cosa pubblica, aprire la politica al popolo, togliere i soldi e le ruberie ai potenti e riguadagnare terreno alla giusta politica che avrebbe dovuto fare funzionare le città.

Di solito queste dichiarazioni non oltrepassano la soglia delle parole, ma qui c’è stato il tentativo. Poi, come in tutte le cose umane, l’accomodamento delle terga sulla pelle delle poltrone del potere fa cambiare idea.

È successo lo stesso alla Dichiarazione universale dei diritti umani di 70 anni fa.

Che — per l’appunto — è rimasta solo una dichiarazione: essendo nei sogni degli uomini, si insegna ai bimbi quando son piccoli come una favola. Poi appena cresciuti, gliela si fa disimparare: vuoi mai che crescano adulti con alto senso dell’impegno sociale che pensino che sia una cosa davvero applicabile.

Se siamo arrivati a rendere le ONG fuori legge, i salvataggi in mare fuori legge, se siamo arrivati a fare morire le persone girandoci dall’altra parte solo perché siamo nati da questa parte del mondo, se siamo arrivati a pensare che ci sia una parte giusta e una parte sbagliata del mondo, una religione giusta, una sbagliata, se ci siamo scandalizzati ogni volta per il corpo di un bimbo morto tirato a riva dal mare e abbiamo gridato “mai più” e ogni volta era la stessa cosa… Significa che la Dichiarazione universale dei diritti umani a noi fa proprio ridere dato che la calpestiamo ogni giorno.

Non prendiamoci in giro, la conclusione logica è che la Dichiarazione universale dei diritti umani a 70 anni è vecchia: possiamo disfarcene, cancellarla.

Tanto ormai non ha nessuna applicazione utile.

Sveva Stallone