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Curare l’epilessia in Emilia-Romagna: “anni di ca@@te tipo isola felice”…


Da tre giorni sto cercando di fissare una visita di controllo per cambiare la terapia degli antiepilettici.

Per le cure a lungo termine, infatti, occorre cambiare terapia ogni due o tre anni: questo perché il corpo non si abitui, gli altri organi non ne abbiano a soffrire eccessivamente e dato che ci sono nuovi antiepilettici più leggeri, meglio passare a questi.

INIZIANO LE CHIAMATE SU MARTE

Dopo la prima visita al Bellaria, con l’epilettologo di turno e a seguito degli esami richiesti ho cercato – come consigliato – di mettermi di nuovo in contatto con il Centro delle Epilessie del Bellaria. Come chiamare su Marte: anzi, no. Su Marte avrei avuto un leggero ritardo, ma la base mi avrebbe risposto di sicuro.

Risultato: mi trovo con una terapia già scalata, senza quella in subentro, con la medicina che scalo che – nonostante sia ormai al limite – fa più danni che altro.

L’ESENZIONE PER PATOLOGIA

L’esenzione per patologia mi ha sempre assicurato le cure migliori, in Lombardia e in Valle d’Aosta (dove ho vissuto in precedenza). Come tutti i portatori di patologie ho, infatti, diritto agli esami e alle visite, così come ai medicinali, senza dover pagare (morirò con l’epilessia, sapete cosa vuol dire continue visite, esami, medicine per tutta la vita?).

Ho però scoperto che in Emilia – Romagna, dove abitiamo da un paio di anni, se proprio desidero essere visitata nuovamente posso farlo al modico prezzo di 170€ (come seconda visita dallo stesso epilettologo di cui sopra). Sarà per quello che al Bellaria non risponde più nessuno?

Thanks to: Isola Posse All Stars per il testo “Stop War!” (Album Stop al panico! 1991), da cui ho preso una strofa:

https://youtu.be/zlMFhW9v21w

Sveva Stallone, giornalista (ampiamente ignorata) con epilessia

2022, c’è nebbia là fuori (e nella testa della gente)


Un vaccino contro il Sars-CoV-2

Cari svevanettiani, visto che sono riuscita a saltare a piè pari i saluti dell’ultimo dell’anno, prendo un attimo di pausa per aprire il 2022 a cinque giorni dal suo inizio.

A proposito di vaccinazioni, qualche aggiornamento: ho fatto il #terzo #vaccino ormai otto giorni fa: #Moderna, dose #intera. Ho mal di testa un po’ più leggeri adesso, ma ci sono da una settimana e hanno un andamento altalenante, mettiamoci anche una leggera stanchezza e siamo a posto. Direi che – in ogni caso – ho sofferto molto di più con la prima #mezza dose #Pfizer.

Sono contenta di essermi vaccinata e non perdo l’occasione di dire a ogni persona che se vuole proteggersi un po’ di più e proteggere gli altri, deve vaccinarsi. Si è parlato di #novax così spesso, che ora pare che esistano solo loro.

Troppa voce agli esaltati

Non è vero: abbiamo dato troppa voce anche a branchi di esaltati e deliranti e non abbiamo aiutato chi aveva dubbi: a loro avremmo dovuto rispondere per tranquillizzarli e dargli maggior fiducia nella scienza e nel sistema delle vaccinazioni.

Esaltati e deliranti che trovano maggiori seguaci su social come Twitter, dove leggo dei post che definire paranoici è solo usare un sottile eufemismo. Come quello della tizia che incolpa i giornalisti perché un comune del piacentino ha messo fuori un’ordinanza in tono chiaramente provocatorio, chiedendo alla popolazione di non ammalarsi perché non hanno più il medico (notizia ANSA, lo trovate nella lista dei miei Cinguettii a destra). Per non parlare delle 120 persone che si sono messe in coda per fare il vaccino a Gemona, per poi rifiutarlo. (Naturalmente hanno rallentato il servizio per tutti gli altri). Altro post beccato su Twitter.

Resistere, resistere, resistere

Mi era capitato di andare via da quella piattaforma social qualche anno fa, perché devo dire che l’aumento di brasati, gente sempre più violenta a parole, che cerca di scrivere pensieri sconnessi con la realtà in modo così disordinato (vi assicuro, un delirio), fa scappare la voglia di “rimanere aggiornati” anche ai più duri e puri dell’informazione.

Sto cercando di resistere, però, perché – in ogni caso – ci sono anche buoni media e ottimi colleghi da tutto il mondo da seguire e che nonostante la violenza di questi tempi, riescono a fare un lavoro eccelso.

Sveva Stallone

Giornalisti e app: Sutor, ne ultra crepidam!


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Diciamola tutta: questo post nasce sull’onda dell’emotività, scaturita dalla lettura del post scritto da un amico su Facebook.

Questo amico sa ciò che dice quando parla di ICT (Information and Communication Technology, privacy, app e quant’altro) e il suo appello “Giornalisti che scrivono di app”, mi ha fatto sia arrabbiare (perché sono una giornalista che nasce e si sviluppa nel mondo dell’informatica e di app ne sa giusto giusto qualcosina), sia riflettere. Perché il mio amico ha ragione da vendere: ci sono colleghi che devono NECESSARIAMENTE scrivere di ciò che non conoscono per via della famosa app IMMUNI, riempiendo pagine di giornale, magari leggendo i comunicati di cui capiscono il 40%, perché non hanno le necessarie conoscenze.

Qui – gli ormai famosi “giornalisti di serie b” (eravamo denominati così una volta, noi che non si scriveva per i quotidiani, ma solo per settimanali o mensili di informatica) dovrebbero essere rivalutati e assunti almeno come consulenti dai quotidiani.

Non succederà mai, dato che per primi gli editori  assumono pochi collaboratori esterni per evitare spese, ma dovrebbero cercare di capire – come si dice a Milano – “Ofelè fa el to mesté!” (“Pasticcere fai il tuo mestiere” si dice ancora adesso a chi s’improvvisa esperto e cerca di fare ciò che non è nelle sue corde). Facendo fare – invece – il mestiere di altri a chi non ne è capace, escono per forza pezzi che parlano di informatica e privacy in modo non accurato.

Qui noi ex “giornalisti di serie b” faremmo davvero comodo a volte. A volte, eh?

 

Sveva Stallone