Buon 2020, con un po’ di ritardo e una casa da finire


Salve, svevanettiani e affini. Sono in ritardo con gli auguri di quest’anno, perché in qualche settimana abbiamo fatto trasloco da Châtillon a Loiano – come previsto, abbiamo gettato basi per collaborazioni sul nuovo territorio scoprendo che le persone positive c’erano e bisognava solo stimolare un po’ la loro fuoriuscita (la mia proverbiale polvere di stelle alla Trilly ha fatto il suo dovere, vado in giro con i cuoricini negli occhi, pronta a smentire ogni parola del post precedente. Evviva la positività e l’ottimismo!) e forse due o tre degli sfortunati haters incontrati ahimè anche a Loiano, hanno scoperto di avere vita “difficilerrima”.

Dunque o prodi scaricatori di scatole, avviluppatori di chilometri di nastro adesivo, imballatori di ogni ammennicolo, alla fine siamo arrivati e tra sei giorni conteremo ben un mese alla nostra definitiva discesa in queste lande.

Cosa mi ha colpito nello specifico? Fatemi pensare: fa freddo, ma vedo sempre la luce e il sole da mane a sera, si beve un buon caffè, gli affettati sono buoni, la carne pure (come in Valle, devo dire. E lì le mucche erano davvero felici poiché pascolavano appena il tempo era bello e nessuno si sognava di rinchiuderle da qualche parte – se non quando il tempo era brutto, solo per ricovero).

Si respira aria di “maretta politico – azzuffa popolosa”, quindi immaginatevi l’Emilia Romagna tutta, pure in questi luoghi, piena di persone che fanno capannello per discutere del più e del meno salviniano o piddino (sempre se la “sinistra” continuerà a chiamarsi così, dato che sembra si stia andando incontro a un’altra “COSA”).

A Loiano mancano cose fondamentali come un ATM alle Poste (due sportelliste sole): per prelevare si va in un altro paese quando il sabato si fa la spesa e manca qualche marciapiede, il che deve farci stare attenti alla velocità delle macchine, ma nulla che possa spaventare chi proviene da città come Milano, dove ognuno la velocità se la crea a seconda del quartiere dove vive (dipende dalle strisce pedonali, dai semafori e dalla lunghezza del percorso e in periferia tutto questo di solito è sinonimo di rispettare diversamente il codice della strada).

Il resto è meraviglioso e aspetta solo di essere scoperto. Ve ne darò conto al prossimo post.

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Il difficile titolo del 2019: Terra, c’è ancora la Stupidità


L’anno è iniziato da nove giorni e a livello personale promette bene: come coppia, professionale, dal lato famiglia, dal punto di vista radioamatoriale. Eppure, il 2018 non è riuscito a portarsi via tutta la stupidità dell’Universo (che secondo molti avrebbe fatto dire ad Albert Einstein “Solo due cose sono infinite, l’Universo e la stupidità umana. E non sono sicuro della prima”). Se uno scienziato di tale levatura aveva un dubbio così grosso, chi sono io per farmi delle domande stupide?

Ciò che mi sarebbe piaciuto vedere volare dalla finestra del 2018 tra le altre cose sono – nei 70 anni della Dichiarazione dei Diritti Umani – la cattiveria, l’idiozia, la stupidità, l’aridità nel trattenere 49 persone in mezzo al mare nei giorni in cui tutti gli spiriti che si dicono buoni, cristiani e in pieno spirito natalizio, dovrebbero essersi elevati al più alto senso del trasporto della bontà di cuore e del sacro senso del dovere verso altri esseri umani.

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Citando sempre Einstein, quando gli fu chiesto di dichiarare la sua razza in arrivo negli Stati Uniti, egli la descrisse “UMANA”. Siamo pieni di persone che si sono spostate per la Guerra da una parte a un’altra del Pianeta, abbiamo registrato milioni di morti nelle due precedenti Guerre Mondiali, abbiamo fatto cose tremende come esseri “umani” (lo scrivo tra virgolette perché non so quanto di umano ci sia ancora in noi), eppure ci rimbalziamo 49 persone, chiudiamo porti, “facciamo la faccia dura per fare più paura”, per non avere in tutta Europa… 49 persone. Questa è definita STUPIDITA’ e – pensateci bene – è duro vivere su un Pianeta così stupido.

Mi sarebbe piaciuto che la stupidità rimanente – ossia TUTTA quella sul Pianeta Terra – allo scoccare della mezzanotte tra l’anno vecchio e quello nuovo, svanisse. In questo modo, nel 2019 – l’anno che abbiamo appena iniziato a usare – saremmo entrati de facto in un’Era Storica: ma non è possibile, lo sappiamo bene. Siamo italiani e sotto un governo giallo/ verde. Il che – come abbinamento cromatico – non è proprio il massimo e come governo, lo stiamo scoprendo poco a poco, beh… come governo è tremendo.

Speriamo nei giorni a venire, speriamo nel giornalismo libero, nella musica, nei libri, nella cultura in generale. Speriamo sempre che il domani sia migliore e non smettiamo mai di pensare, mai di scrivere, mai di far valere le nostre opinioni. Perché abbiamo già avuto degli avvertimenti.

Sveva Stallone